martedì 23 settembre 2014

Antiviral

(2012, Brandon Cronenberg)



'Brandon Cronenberg, piacere!'
'Ahhhh, sei il figlio del grande David, eh?'
'MI AVETE ROTTO I CO...!'

Così mi immagino il povero Brandon, soprattutto dopo che Papino si è messo a fare i film con Pattinson.
Perché non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, ma nemmeno le glorie.
E allora Brandon si è detto: Ah sì? Mio papà è stato la storia?
Va bene, io sarò l'innovazione.
E infatti.


In un mondo in cui la gente mangia bistecche prodotte dalle cellule muscolari delle celebrità e si fa impiantare parti di pelle delle stesse, Syd March lavora per la Lucas Clinic, raffinata clinica che ti inietta i virus contratti dalle tue star preferite.
Hanna Geist è una di quelle che vanno più forte, fino a che muore, e il virus che l'ha uccisa casualmente sta anche nelle vene di Syd.
E quanto è ricercato, sto virus!

Brandon (e lo so che anche nelle vostre menti è partita la sigla di Beverly Hills) è al suo primo lavoro, o almeno al suo primo lungometraggio, e io già gli voglio bene.
Approfitto dell'occasione per ringraziare tutte le divinità che creano figli di celebrità anche sani di mente e non tutti Jaden Smith.

Detto ciò, parliamo del film.
Iniziamo con un furbo e professionale Syd, che alterna il lavoro ufficiale alla clinica con quello 'nero' in cui rivende gli stessi virus al mercato illegale. Perché se alla Lucas troviamo dei disperati fan benestanti, nel negozietto di periferia troviamo la stessa disperazione, lo stesso fanatismo, ma privo dei fondi.
E i soldi sono una delle ruote principali che muovono ogni singola scena del film.
La clinica vende a prezzi proibitivi dei malanni, ma a sua volta li acquista dalle celebrità stesse. E qui potremmo aprire una parentesi su chi sta davvero male nel cervello, se le persone che acquistano o i vip che vendono.
Syd non è soddisfatto dello stupendio - che immagino essere abbondante - della Lucas, vuole altri guadagni dal mercato nero.
Il dio denaro viene prima di ogni altra cosa, e questo non ha NIENTE di distopico.
E' già così.
Col tempo, però, tutto quel bianco svanisce, ci inoltriamo in un mondo che è cupo non solo nei colori. Sparisce la finzione del candore delle stanze della clinica, entriamo in uno scuro e malato mondo sotterraneo, a mano a mano che la malattia di Syd avanza e le sue condizioni peggiorano. Il lieto mondo della Lucas si alterna al mercato nero, ai ricatti, ai pugni, ai rapimenti. Si ritorna al bianco latte nell'ultima scena, quando però niente è più lo stesso, nè Syd, nè l'immagine che noi abbiamo di lui.


Eppure Cronenberg sembra non dare giudizio alcuno, ci mostra i comportamenti senza prendere posizione, senza dirci la sua, freddo come le stanze della clinica.
Non ci mostra nemmeno la vera faccia di questo Syd, così magistralmente interpretato da tale Caleb Landry Jones (che vi rendo noto essere nato nel MILLENOVECENTOOTTANTANOVE, c'ha un anno solo più di me), che è un volto perfetto e poi ha le lentiggini, e noi qui le lentiggini le amiamo, ma solo sugli altri.
Ci sembra così al di sopra degli altri, lui, così distaccato, così falso nel ripetere le stesse frasi ad ogni cliente ('E' praticamente perfetta, non è vero?') pur di vendere, così scaltro nel gestire la doppia attività, e poi, invece, si rivela esattamente come gli altri.

L'umanità è completamente annullata, le celebrità non sono più persone, non ce ne frega niente del loro essere individui. Sono il nostro sogno, e tale restano, chissenefrega se magari sono stati male (perché se vendono un virus non sono stati bene, ecco), chissenefrega addirittura se sono morti o no. Vogliamo vedere di più, sapere di più. Come stava in quel momento, rinchiudete in uomo con la stessa malattia in una stanza e fatecelo vedere. Vogliamo sapere tutto. Sanguinava? Cosa sentiva? E tutto ciò non deriva da preoccupazione umana nei confronti di un altro essere umano, ma dalla malata, perversa curiosità, che appare quasi, in fondo, come un gongolare.
Sì, sei famosa, sei ricca, ma lo vedi che stai male pure te?
E io voglio vedere COME, QUANTO, sei stata male.
Ma lo nascondo dietro il fatto che sono un tuo grandissimo fan.
Le celebrità sono 'allucinazioni collettive'.


Che poi è quasi il tono del film, come se fosse un viaggio onirico dentro la testa di Syd, ma anche di tutti quelli che trasformano in economia ogni cosa, la Lucas ma anche la casa concorrente.
Una specie di grande fratello al quadrato, in cui noi osserviamo le vite altrui e vogliamo esserne parte in ogni cosa, perfino iniettandoci le loro stesse malattie, ma in cui LORO STESSI si sono cacciati, scegliendo di vendere il proprio sangue malato.
Esattamente come i concorrenti di un reality che scelgono volontariamente di presentarsi ai provini.

Un bellissimo film, davvero.
E quando penso che senza esperienza Cronenberg jr ha fatto questo, al solo pensiero di quello che potrebbe fare con un po' di esperienza in più il mio cuore balla la salsa.

6 commenti:

  1. Lo vorrei vedere da un po' anche perché dopo essermi impelagata con Joe Hill (figlio dello zio Stephen, ovviamente) non mi fa paura dare fiducia ai figli delle vere divinità, tra le quali NON ho mai annoverato nessuno Smith, a parte il vecchio Kevin.
    E visto che ormai Cronenberg padre ha un po' perso lo smalto...

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    1. Sai che io di Hill non ho ancora letto niente? Shame on me. Concedigli una visione, sono curiosa di sapere cosa ne diresti tu!

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  2. Curioso, l'ho citato poco fa nel recensire "Maps to the stars" del papino :D
    A me invece aveva lasciato un po' 'meh'. Grandissima idea, purtroppo non sfruttata appieno. Ma se continua così il buon Brandon potrà fare grandissime cose!

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    1. Me lo sono persa quel post, ora vengo a leggere. Sono molto fiduciosa per il suo futuro!

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  3. Non ho mai visto questo film, ma ho sentito pareri discordanti. Credo dovrò proprio recuperarlo.

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    1. Anche io ho visto che non tutti l'hanno amato. Per me è davvero interessante!

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