venerdì 22 aprile 2016

Non solo horror: Hamlet

Non sono mai stata una di quelle che su un isola deserta porterebbe Shakespeare. E se proprio dovessi portarlo lascerei a casa volentieri le tragedie in favore delle commedie.
Colpa della mia prof delle superiori? Colpa della mia ignoranza e basta? Chi lo sa.
Sta di fatto che è così, e dovrò migliorare.
Amleto, però, ha sempre esercitato su di me un fascino tutto suo, per colpa della versione del 96 di Kenneth Branagh.

Un bel giorno, grazie al video che trovate qui sotto, scopro che è in giro a Londra un nuovo Amleto.
Con Cumberbatch.

Mi sono sentita male a lungo, pensando a quanto inutile sarebbe stata la mia esistenza se non avessi  mai avuto l'occasione di vedere il mio adorato Benedict nei panni dell'altrettanto adorato principe di Danimarca.
E invece il mondo ha agito in mio favore, portandomelo in sala.
In lingua originale.

Per quanto possa sembrarvi assurdo, prendetemi sul serio quando vi dico che ogni parola che seguirà non sarà influenzata in alcun modo dal mio sconfinato amore per il Cumberbatch.
Il fatto che lui sia smisuratamente bello, che abbia un'eleganza e un portamento da scombussolamento ormonale, che si porti a spasso la voce più bella e sensuale mai udita in tempi recenti, che ne sia talmente infatuata da essermi presa una cotta anche per il modo in cui porta la fede nuziale, non hanno niente a che vedere col fatto che lo consideri anche un attore straordinario.
E la mia dichiarazione di imperituro amore si conclude qui, con un piccolo pensierino per tutte le altre donne che guardano a quel paio di occhi che riflettono la luce sospirando.
Prego, signore, è un piacere condividere con voi tutte:


Ok, Amleto.
È stato bizzarro guardare il teatro al cinema.
Non che si sia sofferto alcunché, ma è stato particolare, e mi è piaciuto molto.

Balza subito all'occhio la singolare scelta dei costumi, dal momento che Orazio si presenta in scena con la tenuta più hipster che abbia mai visto in lavori così seri. Scelta che magari avrà fatto storcere il naso ai puristi, ma che io ho trovato gradevole, quasi frizzante.
Così come piene di vitalità si rivelano le scene con un brillante e divertente Polonio. Eppure nessuna delle risatine strappate dalla sua colorata recitazione ha tolto il minimo pathos al profondo dramma che si stava svolgendo intorno a lui, ignaro del dolore, del trauma, costretto a ridurre tutto ad una pena d'amore.
Vorrei dire che ho amato tanto anche Ofelia, ma mentirei sapendo di mentire: troppo Zooey Deschanel per convincermi. E badate che a me la Deschanel piace, ma non qui, non così. L'ho trovata poco delicata, è una critica che ha senso di esistere?


Il vero punto della questione è che tutto questo non ha contato niente. Non ho nemmeno dato troppo peso al fatto che Guildenstern fosse indiano. Intendo proprio indiano dell'India, con l'accento di Rajesh Koothrapali. Il punto è che Cumberbatch ha preso possesso del palco, dell'attenzione del pubblico, della scena tutta, e ha coperto tutto il resto. Una monumentale presenza che è riuscita a sovrastare tutto ciò che la circondava senza mai dare la sensazione di VOLERLO fare. Mai che abbia dato l'impressione di godere della maestosità dei suoi interventi. Mai che abbia messo nell'ombra gli altri con la ferma intenzione di farci gridare che più bravi di lui non ce n'è.
Eppure ogni sua comparsa in scena le regalava luce nuova.
O forse si dovrebbe dire oscurità nuova.
Io non lo so se Cumberbatch nella sua vita abbia mai sofferto per grandi traumi, o lutti. Se non è così, il suo modo di trasmettere il dolore è spiazzante. Amleto è tante cose, ma prima di tutto è un uomo che soffre profondamente. Ha perso la guida di un padre ideale, nobile più nello spirito che nel sangue, e lo piange con una convinzione che lascia il pubblico affranto. Non paga di ciò, la vita lo mette di fronte allo sgretolamento del concetto di famiglia, ad una madre privata della sua umanità, alla totale assenza di empatia da parte di chiunque lo circondi.
E lui, lo Sweet Prince, impazzisce.
Per finta, lo sappiamo, ma in fondo potrà mai un uomo, dopo tale dolore, tornare quello di prima? Non lo sapremo mai, non per Amleto.
Non per quell'uomo che, in ginocchio su una tavola, vestito come un soldatino di piombo, si interroga sulla vita, nel monologo più famoso di sempre. Benedict fa il miracolo di pronunciare delle parole così note e ripetute da essere diventate quasi l'ombra di se stesse senza sembrare che le stia recitando. Per la prima volta in anni ho sentito qualcuno chiedersi 'Essere o non essere?' senza dirlo con il piattume e la consuetudine che la notorietà hanno inevitabilmente donato al lavoro di Shakespeare. Ho visto davvero un uomo affranto, accasciato sulle ginocchia, decidere se questa vita valesse la pena di essere vissuta o se porle fine per liberarsi dal fardello del dolore.


Vorrei essere in grado di parlare di Amleto nel modo in cui merita.
La cosa più semplice e superficiale che mi sento di dirvi per comunicarvi la potenza di questa particolare trasposizione è questa: ero al cinema con la mia amica, la mia partner in crime per eccellenza, davanti a noi una numerosa scolaresca delle superiori.
Ho iniziato la visione pronta ad usare la violenza contro le bestiacce adolescenti se solo qualcuno si fosse azzardato a fiatare.
Nessuno ha detto una parola, in tre ore abbondanti di opera teatrale in un inglese del 1600.
Il merito è di sicuro da attribuirsi anche al reparto tecnico, che con un gioco splendido di luci e musica ha trasformato un'opera in un'esperienza.

Tre ore di magia, e the rest is silence.

11 commenti:

  1. Sono completamente ignorante in tema di poesia, Shakespeare compreso, e questo mi dispiace molto.
    Detto questo mi incuriosiva moltissimo. Quando c'erano le date a Londra in teatro mi era pure balzato in mente di fare una pazzia e andare a vederlo, i biglitti non costavano nemmeno troppissimo, ma era proprio l'insieme a diventare una spesa insostenibile.
    Perchè pure io lo amo, a luglio sono pure andata sotto casa sua, ma purtroppo non l'ho incontrato ;(

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    1. Pur amando parecchio la letteratura in genere, Shake. è una lacuna anche mia. Dovrei davvero rimettermi sotto con i libri, e non vedo l'ora di farlo! Io è meglio che sotto casa sua non mi ci presenti, o è la fine!:D

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  2. Condivido completamente la tua recensione. Col cuore.
    Amleto è un personaggio che amo oltre ogni dire ed ero curiosissima di vedere quest'opera. Sono stata in una sorta di rapimento estatico per l'intera durata dello spettacolo.
    Sono passati due giorni e la mia mente continua a tornarci, non posso farci niente – non faccio neanche nulla per fermarla, dico la verità.
    Anche il cinema dov'ero io era pieno di studenti e non volava una mosca, segno che il rapimento era collettivo. Magia pura che sono felicissima di aver vissuto.

    (Nota a parte: Benedict Cumberbatch non l'avevo mai preso in considerazione prima dell'altra sera, perché non avevo mai visto nulla di suo. Ora non posso fare altro che dirti: capisco. Capisco ogni tua singola parola su di lui)

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    1. Sta succedendo anche a me, terminata la visione la mente è sempre lì, in quell'esperienza totalizzante!

      Quindi vuoi dirmi che non hai mai visto Sherlock?

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    2. Esattamente: mai visto Sherlock. Inutile dirti che sono in fibrillazione all'idea di iniziarlo, vero?

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    3. Un po' invidio il fatto che ti ci tufferai per la prima volta! Sarà un bagno bellissimo. Torna a farmi sapere cosa ne penserai!

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    4. Certo, lo farò volentieri :) Sto attendendo solo il momento giusto per cominciare!

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  3. Bello anche l'Hamlet di Branagh, è lui che ha sdoganato più di Olivier forse il mito del bardo. E Cumberbatch mannaggia, avrei voluto vederlo dal vivo (sold out in un paio di ore grr...)

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    1. Ad una visione dal vivo non sarei sopravvissuta!:D

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  4. Stesse emozioni, stesso amore per un Benedict che ho rivalutato troppo tardi. È un qualcosa di immenso, di strabiliante, capace di trasmettere davvero le emozioni di un Amleto in tormento. Io mi sono innamorata pure della scenografia: wow.
    E così, ho sdoganato questi eventi, che vuoi per la stranezza del teatro al cinema, vuoi per il prezzo maggiorato, mi spaventavano.

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    1. Vero, ho parlato poco dei tecnici, ma tra musica, luci, scenografia, costumi, è stato tutto parte di un'esperienza grandiosa!

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