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martedì 8 luglio 2014

A l'interieur

15:29
(2007, Alexandre Bustillo e Julien Maury)





Ci sono tante belle cose che si possono fare invece di vedere un film.
Se siete incinte, o avete intenzione di esserlo a breve, per esempio, io questo film lo eviterei per lasciar spazio nel cervello allo studio dell'uso del Chupa Chups nelle civiltà precolombiane.

Questo perchè A l'interieur è CATTIVO CATTIVO CATTIVO.
CATTIVO.
CATTIVO.
BRUTTO E CATTIVO.

No, brutto no, affatto.
Ma Bruttoecattivo tutto attaccato sì.

La signora che vedete nella miniatura del video qui sopra si chiama Sarah. Mentre aspetta il suo primo figlio ha un brutto incidente in macchina, in cui lei e il piccolo che porta in grembo restano illesi. Muore invece il papà del bambino.
Qualche mese dopo, precisamente la sera prima del giorno previsto per il parto, una strana donna suona il campanello di casa di Sarah, e quello che vuole non è solo fare una telefonata.

Toccare le donne incinte è pericolosissimo, un tema che va trattato con pinze dorate e guanti d'argento.
I due registi francesi lo trattano con un paio di forbici insanguinate e un casino di sadismo.
Ma ce la fanno, funziona.
Portano a casa un filmone di quelli difficili da dimenticare.

Devo riconoscere che Sarah non è un personaggio per cui sono impazzita da subito. All'inizio la vediamo soffrire molto una perdita terribile, e poco altro ci è mostrato di lei, a parte che ha una madre degenere e cretina che dopo che la figlia ha perso il compagno da soli 4 mesi le chiede se si fa il capo. Ma insomma, a parte ciò, poco altro vediamo.
Forse è voluto, perchè nel film quello che ci interessa non è tanto Sarah nella sua complessità di donna e blablabla, ma Sarah-mamma che tira fuori un bel paio di coglioncini quando l'incolumità del figlio è messa a repentaglio. Potrebbe anche essere una donna con poca personalità, ma in questo contesto non ce ne frega assolutamente niente. E' una donna che prende a pugni lo specchio per farci uno spuntone con cui colpire l'altra donna, l'assalitrice, ovvero il personaggio che da solo avrebbe potuto reggere il film.

Di lei, la cattivona, non sappiamo niente. Non ha nemmeno un nome. Eppure è terrificante.
Arriva di soppiatto, guarda dalle finestre, poi sparisce, poi spunta dietro di te, e una volta entrata in casa è impossibile fermarla dall'ottenere quello che vuole.
Personaggione di quelli potentissimi, di cui vediamo chiaramente il volto per la prima volta solo illuminato dal fuoco della sigaretta (in una scena gigantissima, spettacolare, me la sono fatta sotto).
Questa squinzia qui fa una paura maledetta, perché è un pazza isterica.
Davvero, non per dire.
Non ha organizzato un piano preciso per andare a prendersi da Sarah quello che vuole, ha alzato le chiappe ed è andata a prenderselo. Guidata solo dai sentimenti è entrata in casa e l'ha presa a forbiciate e si è pure lasciata andare a sfoghi isterici da donna con la stizza premestruo quando non ci è riuscita.
Il che la rende molto più pericolosa.

Giocano un po' a guardie e ladri in giro per la casa, perlopiù in bagno, c'è tanto di quel sangue da cominciare a fare un po' di impressione anche a me che di solito resto quasi indifferente, ci sono un bel po' di morti, ma fino alla fine ci sono loro due a sfidarsi, entrambe decise a non cedere, guidate da quello che dovrebbe essere il migliore dei sentimenti, il più forte.

Unica pecca sono state secondo me le scene del feto che non ho capito che effetto volessero dare, che sensazione volessero dare allo spettatore.
Se lo scopo era farci dire 'Oh mioddio no povero bimbo' credo abbiamo proprio sbagliato film e pubblico.
Se non è questo, non capisco quale possa essere.

A parte questa piccolezza, film incredibile, con due attrici da applausi e inchini.

Poi però si arriva alla fine.
LO SO che non poteva che finire così e che qui non stiamo guardando l'ultimo film di Barbie.
Però con quella scena finale, miei simpatici amici francesi, vi siete appena digievoluti da Bruttiecattivi a MALEDETTI BASTARDI SCHIFOSI.

Fate dei gran bei film, però.
Cià.

venerdì 12 aprile 2013

Amare il cinema horror: how to

10:39

DEVO, anche stavolta, fare una premessa.

L'idea per questo post mi è venuta in doccia. Quando sono uscita l'ho scritto, ma una volta finito mi ha dato l'impressione di essere un po' snob, tipo 'Io cc'ho la cultura.'
Ecco, volevo chiarire che la cultura io non ccell'ho. Ho ancora milioni di film da vedere e libri da leggere, e idee da farmi e cose da imparare. Ma l'idea mi piaceva, e soprattutto spero che il post lo leggano la mia amica Sme ed Erre, che così seguono il programma e poi mi accompagnano a vedere Evil Dead al cinema il mese prossimo:)

Ho sviluppato una teoria.

Io, Mari, inquilina di questa camera rossa, ho elaborato la mia prima, personale, presuntuosissima, teoria su come una persona può avvicinarsi al mondo del cinema horror.
Un giorno pubblicherò grandi saggi ed encicliche, su questa teoria.
E soprattutto, tutte le aggiunte/modifiche che vorrete fare sono ben accette, poi sull'enciclica mettiamo tutti i nomi e dividiamo i proventi.

Insomma, questo post è dedicato a tutte le persone che vorrebbero tanto guardarsi 'Sinister', ma poi arrivano al cinema e vanno a vedere tutt'altro perchè gli piglia la strizza.

Alcune persone hanno avuto la fortuna (?) di avere genitori appassionati al genere, e quindi di sentire certi titoli fin dall'infanzia. Il grande amore di mio padre, per esempio, era La mosca. Capite bene che ce l'ho nel DNA, la passione.

Tra tutti i generi cinematografici di cui il mondo ci ha fatto regalo (la poesia, la poesia), però, forse l'horror è il più complesso da capire.
Mi spiego meglio: una buona commedia si apprezza sempre. Così come un buon film drammatico, un bel musical o un appassionante poliziesco.
Tante volte, però, si guarda un film horror che ha la stoffa del capolavoro ma, molto semplicemente, non lo si capisce.
Non per stupidità o che, ci mancherebbe altro, non mi permetterei mai. È solo approccio sbagliato. Prendete The Innkeepers, o Session 9, o Bed time. Gli esempi sarebbero infiniti. Sono film che si prestano facilmente ad essere scambiati per lenti e noiosi, eppure son dei gioielli.

Ecco allora la mia proposta.

La prima cosa da fare, secondo me, è abituarsi ai due elementi fondamentali del genere: gli spaventi e il sangue. Detto così sembra scontatissimo, ma sono due begli impedimenti, eh.
Anche se è chiaro che non ci si adatterà mai del tutto.

Io mi spavento che è una meraviglia. E certe scene particolarmente crude ancora non le reggo. Io dico solo scena delle pinzone in testa in Martyrs. Mammamammamamma le gocce fredde lungo la schiena.

Quindi, iniziate il vostro percorso con una bella maratona di Paranormal Activity.

'Ma a te non faceva schifo?'

Certo che fa schifo, è oggettivamente uno dei peggiori prodotti degli ultimi anni.
(Ultimi secoli? Della storia? Ok, ve lo concedo)
Ma bisogna riconoscere che con una persona che non ha mai guardato niente di spaventoso in vita sua questi film funzionano. Tutto ciò che hanno da offrire è una gran bella saltata sulle sedie, con conseguente tonificazione dei glutei. E probabile notte insonne, se siete proprio vergini di horror.

Detto ciò, vi garantisco che una volta visto il primo, vedere gli altri sarà una passeggiata.
Però guardateli tutti, davvero, in modo da avere messo definitivamente alla prova la vostra capacità di strillare e di coprirvi gli occhi con le mani.

Alternativa: la serie dei Piccoli brividi.

Chi è che ride? Sono seria.

Affrontata la questione 'spavento', arriva la questione 'sangue'.
Che è decisamente più complessa.
Se uno qualsiasi di voi ha problemi anche con le analisi del sangue, va beh, la cosa non fa decisamente per voi. Però credo che nessuno si veda volentieri squartamenti, frattaglie e altre finezze. Bisogna un po' farci l'occhio, ecco.

Per questo, io inizierei con i film slasher.
Per intenderci, i film in cui un omino, tendenzialmente dalle caratteristiche fisiche assai prestanti, ammazza un gruppo di persone.

Quindi, popcorn alla mano e Michael Myers nel lettore dvd. (Myers è sostituibile con Freddy Krueger, Leatherface, Creepers, Jason, e infiliamoci anche Chuck)
Perchè proprio loro, vi chiederete? Se non ve lo chiedete, ve lo dico comunque. Si parla di uccisioni, quindi volente o nolente sangue ce n'è. Ma non siamo ancora al livello delle torture che troverete più avanti. E, oltretutto, sono quasi tutti film datati, quindi tenete presente che la tecnologia degli anni 80 non permetteva troppo. Il giusto per iniziare.
In compenso, le grandi saghe che ho nominato prima sanno essere davvero divertenti.

A questo punto, quelli di voi che si sentiranno pronti potranno cimentarsi con saghe un po' più recenti: Saw ed Hostel.
Anche in questo caso, la qualità lascia molto a desiderare, ma si sale di livello per quanto riguarda la violenza e la quantità di torture.

(ma se guardate Hostel, premuratevi che non ci siano i vostri genitori in giro, la cosa potrebbe farsi imbarazzante)

In generale, a questo punto, siete pronti per tutti gli horror commerciali. Quelli che trovate al cinema, nei siti di streaming, al noleggio. Non sono sempre male, non sono quasi mai capolavori. Esempi? I recentissimi La madre o Sinister, i vari remake o i film di Shyamalan, The descent, Il mai nato, The ring. Non solo sarete pronti a guardarli, ma comincerete chiaramente a notare la differenza tra la cacca e la qualità.

(Ma vi anticipo che Shyamalan è la cacca.)

Adesso arriva la parte figa. La parte che vi farà pensare che aver visto tutti i film citati sopra sia valsa la pena, per comprendere la meraviglia che i film dell'ultima tappa sono.
Perchè il succo della mia teoria è che per apprezzare il bello bisogna imparare a conoscere il brutto.

È banale dite?

E allora com'è che nelle sale italiane ancora c'è quasi solo la cacca?

Tornando alla meraviglia, adesso potete sbizzarrirvi.
Ma io vi farei partire dal passato. Carpenter, Cronenberg (solo il Cronenberg del passato, mi raccomando, che oggi non ci siamo), Fulci, Romero, Raimi, i GRANDI.

Volete fare un esperimento? Guardate La cosa ad inizio 'programma' e poi alla fine. Vi sembrerà di aver visto due film diversi.

Guardateli, amateli.
Ve lo prometto io, che li amerete.

Fatto ciò, tornate al presente, perchè non tutto è perduto.
West, Zampaglione, Muschietti (Lo so che la maggior parte di voi Mama non l'ha amato, ma lui sicuramente ci sa fare.)

Direte: 'Lamiseria, mi ci vuole un anno!'
Eh va beh, le cose belle bisogna conquistarsele.



giovedì 7 febbraio 2013

I bambini di Cold Rock, Pascal Laugier

11:10

I bambini di Cold Rock, Pascal Laugier

Titolo originale: The Tall Man

Anno: 2012

Durata: 106 minuti.

Trailer:
 
 

Scelgo di vedere questo film con due tipi di pregiudizi: Martyrs è uno dei miei capisaldi, se questo fosse stato un fallimento non avrei più saputo che idea avere di Laugier, e a me non piace non sapere cosa pensare. Il secondo è in negativo. Jessica Biel? No, daai.

In questo contesto la Biel è Julia, abitante della ridente cittadina di Cold Rock. Scherzo, Cold Rock fa schifo. È un paese fantasma, gli abitanti ruotano intorno alla tavola calda, e c'è un atmosfera di declino, di pessimismo, di angoscia, che non è immotivata. I bambini di Cold Rock (che danno origine all'impietoso titolo italiano) spariscono, nel nulla. La disperazione delle famiglie crea superstizione, il dolore non sa su cosa accanirsi, e la colpa viene attribuita al Tall Man, l'Uomo Alto. Una sorta di Babau per adulti. L'ignoto.
 

Non volevo paragonare questo film a Martyrs, ma ci sono tante, tante somiglianze.

Anche questo film è diviso in due parti. E sarà per me un'impresa titanica parlarne senza parlare troppo. Nella prima parte assistiamo ad una panoramica della situazione di Cold Rock. Un paese senza speranza, morto economicamente dopo la chiusura della miniera, un ritratto sociologico di una società spaventosa. Alcolizzati, uomini violenti con le mogli, e donne in preda alla disperazione a causa della tragedia dei bambini scomparsi. . Il mondo in cui nessuno vorrebbe vivere, e in cui (più o meno similmente alla descrizione nel film) siamo già. Maddio, che presa male, però.

Da un certo punto in poi, però, il film prende una piega inaspettata. Tutte le certezze che Laugier ci ha inculcato nella prima parte si rivelano sbagliate, quello che credevamo 'buono' si è rivelato 'cattivo'. Quando una persona ha guardato tanti film di un certo genere assume più o meno consapevolmente la convinzione (presunzione?) di capire subito tutto, di riuscire a indovinare i momenti di tensione. Anche per questo è sempre più difficile fare e trovare film che spaventino realmente. Qua non ci si spaventa praticamente mai, ma di sicuro non si intuisce cosa accadrà dopo. I punti di vista vengono stravolti, e ogni volta che pensi che non possa succedere altro, che la storia si sia impantanata in un punto morto, ecco che cambia di nuovo tutto, e siamo di nuovo daccapo. La vicenda inizia come tante altre, tanto è vero che il trailer non mi aveva coinvolta per niente, poi tutto viene rimescolato, tutto è rimesso in gioco.



Così come sono messe in gioco le persone che guardano questo film. È messa in gioco la capacità di giudizio. Cosa è bene? Cosa è il Male? Così come nel lavoro precedente, il regista ci mette di fronte alle grandi domande. Se in Martyrs la domandona era 'Cosa c'è dopo la morte?', qui finisce il film e nella testa risuona quel 'Giusto?' pronunciato da Jennie. Qui la domanda è: 'Siamo in grado di fare scelte nel modo giusto? Non buono o cattivo, ma giusto?' Come un'eterna insicurezza, perchè prendere decisioni così grandi è talmente impegnativo che non si è mai sicuri di aver fatto la cosa migliore. Ma non è solo quello. Dall'inizio tutta la vicenda è piena di realtà, quasi dolorosa. Sparisce un bambino e le altre mamme pensano: 'Per fortuna non era il mio.', e la superstizione diventa l'unica valvola di sfogo della disperazione.

Disperazione che però non avvilisce, ma dà energia, disperazione adrenalinica. Le donne non si piangono addosso, ma cercano i figli, girano nel bosco di notte, spiano, organizzano piani, pregano, si picchiano. Sono donne forti, che non hanno bisogno di quegli uomini che invece si sono lasciati abbattere dal declino della loro città. Femminista, questo Pasquale. Brav'uomo.
 
 

E a proposito di donne, non è che la Jessica Camden Biel abbia fatto pena eh, anzi. Riconosco la poca espressività, ma era assolutamente adeguata a quello che doveva fare. Rende il tutto meno comprensibile, confonde ancora di più. E innervosisce.

Insomma, arriviamo alla conclusione della vicenda. A me il film è piaciuto. Ci sono molti elementi di quelli che con me fanno presa: le scritte iniziali, la voce fuori campo, le vicende con i bambini.

Potrei parlare ore della giustificazione. Quanto di quello che succede è giustificabile dalle buone intenzioni?

A voi la risposta, io non sono così profonda.

E, per dovere di cronaca, sono alta 1 e 60.





(Rileggendo, mi sono resa conto che questa non è una vera e propria recensione. Espongo solo i pensieri che il film mi ha lasciato. E quando un film lascia tutti questi quesiti, è un film positivo, immagino. A meno che i quesiti siano 'Ma chi gliel'ha fatto fare a questo cretino di prendere in mano una macchina da presa?' o 'Perchè questo/a tizio/a non ha dedicato la propria vita a giocare all'Enalotto invece che fare l'attore?)




sabato 29 settembre 2012

Martyrs, Pascal Laugier

09:33

Titolo originale: id

Anno: 2008

Durata: 97 min.

Me tocca fà la recensione seria.

Premetto che io mi accingevo a guardare questo film con un odio di partenza verso i torture porn. E già immagino: 'Ma che, è un film come Saw?' No, decisamente no. È però vero che parliamo di un film con un livello di violenza come non ho mai visti prima. Mi ha costretta a girare la testa, più volte. Soprattutto perchè non è solo violenza fisica come si può vedere nei vari Hostel, ma è unita ad una tale sofferenza mentale che è inimmaginabile, nelle nostre vite 'normali'. E meno male.

Tenuta prigioniera per due anni e sottoposta a orribili sevizie, Lucie riesce a scappare. Viene portata in una clinica, dove stringe un legame fortissimo con Anna, una ragazzina della sua età. 15 anni dopo, ritrova la famiglia che le aveva fatto del male, e ora si vuole vendicare.
 
 
 
 

Sfido chiunque a restare indifferente a questo film. È un unione di dolore fisico indescrivibile, grandi quesiti etici che 2000 anni di catechismo cattolico non hanno risolto, violenza psicologica distruttiva, sincero valore di un'amicizia che supera ogni cosa, studio del modo in cui la mente umana affronta la sofferenza..è pazzesco. Ma andiamo con ordine.

Inizia il film, e vedi questa ragazzina, Lucie, così sofferente, così turbata, così problematica, che non puoi fare altro che domandarti che cosa cavolo le abbiano fatto per ridurla così e provi una pena indicibile, e una gran rabbia, per quello che l'uomo può fare. Poi arriva l'amica, Anne, l'affetto, l'umanità, il calore umano, e pervade un senso di speranza. Ok, ha avuto un passato tremendo, ma sta cominciando ad aprirsi al mondo, può avere un futuro radioso. E invece no, chiaramente. Ma tra loro due, nel bene e nel male rimane questo legame che è commovente. Se da un lato la figura di Lucie è così complessa e disperata, dall'altro Anna è generosa, umana, compassionevole. Due interpretazioni tra le migliori che io abbia mai visto, assolutamente strepitose. (Anna è interpretata da Morjana Alaoui, Lucie da Mylène Jampanoi.) Dopo 15 anni di serenità viene rintracciata la famiglia che ha causato tanto dolore, e tutto riemerge, tutto il trauma subito risale in superficie e quando sei così ferito non puoi che lasciarti sopraffare. Quindi scatta l'empatia. La vendetta è sbagliata, ma come si può biasimarla?
 
 
 
 

Lucie commette un atto terribile, per liberarsi di tutto quello che ha dentro, ma non si può provare altro che ancora pena, per lei e quello che ha subito. Il film prosegue, e si succedono dolore, stupore, incomprensione, frustrazione, altra rabbia, disgusto, dubbio, inquietudine, rassegnazione. Durante la visione non c'è un attimo di tregua, è un susseguirsi di grandi emozioni che dura solo un'ora e mezza. (E per fortuna, di più non avrei potuto sopportare.)

Vorrei poter dire che c'è un crescendo, che si arriva gradualmente alla parte violenta, ma non è così, è paralizzante da subito. Niente introduzioni, niente sviolinate, niente presentazioni. Cinque minuti e sei già sconvolto. Ma solo perchè non sai cosa succede dopo, ancora peggio. Non ci sono perdite di tempo, è crudele anche il modo in cui si vive da subito questa situazione assurda, anche attraverso i ricordi di Lucie. La cosa migliore, poi, è che i dialoghi non sono mai troppi. Sono esattamente quello che immagino direi io in una situazione del genere. (Spergiuri vari.)
 
 
 
 

Arriva un punto, poi, in cui Anna scopre cosa era successo all'amica durante la sua prigionia, e in quel momento pensi che sia finita. Ma no, altro vortice. Tutto questo circolare di emozioni che nella seconda parte del film si concentra sulla domanda. 'Cosa c'è dopo la morte?' ma soprattutto: 'Cosa è disposto a fare l'uomo per saperlo?'

Il tutto conduce a un finale assolutamente azzeccatissimo, anche se, ammettiamolo, un po' paraculo.

97 minuti di film che non conducono a nulla, ma è giusto che sia così.

Non so se dormirò bene, stanotte.


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