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giovedì 1 giugno 2017

Nonsolocinema: I segreti di Heap House

15:42
Maledette siano le aspettative e chi le ha create. O ancor più maledetta io, che mi conosco eppure continuo a farmele.
Puntavo questo libro da mesi. Avvistato in libreria e bramato immediatamente, è stata la lettura più desiderata di questi mesi.
Mi è piaciuto?
No.
E adesso venite a dirmi che non è una sensazione da schifo.



La famiglia Iremonger è disprezzata dall'intera città. Vive in una casa costruita da e su una discarica, e ha consuetudini molto radicate e bizzarre. Per fare un esempio, ad ogni Iremonger viene consegnato un oggetto natale, cioè un semplice oggetto della vita quotidiana (come un tappo da bagno) da conservare con estrema cura. Clod è un membro della famiglia, un ragazzino esile e malaticcio che ha la caratteristica di sentir parlare gli oggetti natali.

Quello che mi fa incazzare è che le premesse le ho amate. Se andassi in libreria e trovassi un altro libro simile, lo vorrei allo stesso modo, perché se c'è qualcuno che ripensa con nostalgia ai bei vecchi tempi in cui il nominatissimo Tim Burton faceva bei film quella sono io. I segreti di Heap House avrebbe potuto essere un nuovo La sposa cadavere e rendermi la ragazza felice e piena di soddisfazioni che ogni tanto credo di meritare di essere.
INVECE NO.
Quanto le volevo quelle atmosfere weird un po' schifosine in cui non capisci bene se i personaggi ci sono o ci fanno, volevo i rapporti familiari malsani, volevo un clima goticheggiante mischiato con una dose inaspettata di ironia. Questo mi diceva la copertina, questo suggeriva la quarta, così mi ha illuso Bompiani.
Tu quoque, Bompiani mia?
Mia amatissima, incantevole casa editrice. Nel post di giovedì scorso avevo appena palesato al mondo il mio amore per te, e tu ti prendi gioco dei miei sentimenti così, con un romanzetto che ci prova fortissimo a fare l'Henry Selick della situazione ma manca l'obiettivo cadendo rovinosamente nella pila dei libri non riusciti.
(Avete mai notato che nelle foto di profilo Selick pare l'Uomo Pallido de Il Fauno? Sono pazza?)

Ci sono gli ambienti giusti, ci sono alcuni personaggi che mi sono piaciuti (la Nonna e Tummis), altri che ho detestato in ogni momento (Lucy, Lucy, LUCY!), ma tutto sommato è il mordente che è mancato. Non ho letto passione, non ho letto la storia un po' marcia e un po' romantica che mi aspettavo. Mi fossi limitata a volere una lettura piacevole magari l'avrei pure amato, ma così no.

Peerò, oh, i disegni dell'autore quelli sì che son proprio belli.

martedì 23 maggio 2017

Un giro in libreria #1

08:05
Domenica sono andata al cinema. Sono partita in anticipo da casa perché la mia insonnia mi ha impedito di fare la pennica pomeridiana, e dopo aver sottoposto il mio martire fidanzato a prove di vestiti e critiche sui negozi che non hanno mai niente, sono entrata in libreria, che sta proprio di fianco al mio multisala di riferimento.
(È una libreria Giunti, se amici di Giunti volete iniziare a finanziare questa serie di post scrivetemi che ci accordiamo per il tariffario)
Insomma, sono lì che vago e mi è venuto in mente che potremmo anche fare due chiacchiere insieme sulle novità, su cosa mi ha intrigato e su cosa no, sul mondo dei librai, eccetera. La nuova rubrica avrà cadenza rigorosamente casuale, come di consuetudine da queste parti.


Partiamo dalle novità che mi hanno colpita nel mio povero cuore sensibile:

✤ Il nuovo Stefano Benni, Prendiluna.
Parliamo di Benni. Perché si parla sempre così poco di Benni? Cos'ha il mondo contro uno dei più adorabili scrittori italiani contemporanei? Secondo me è meraviglioso, e se vi ricordate bene a me la gente che vuole far ridere annoia. Lui però è più intelligente della media, è brillante, mai ripetitivo, spumeggiante. Ho letto la quarta e niente, è finito irrimediabilmente in wishlist, anche se prima voglio leggere quel La bottiglia magica illustrato che ancora mi manca.

Ombre. 
Io di arte pittorica non so niente. Lacuna mia, senz'altro, ho solo col tempo dato la precedenza ad altre arti. Di recente, però, sono incappata in un signore: Edward Hopper, e mi sono innamorata. I suoi quadri mi calmano, mi danno un senso di pace infinito e siccome io ho sempre una tempesta in corso direi che è arte necessaria. Arrivo tra le novità, e spunta un libro che ha del miracoloso: una raccolta di racconti, ognuno ispirato da un quadro di Hopper, scritti da alcuni tra i nomi più importanti della letteratura americana. Due nomi tanto per dire che il libro nella mia mente è già mio: Stephen King (fingete sorpresa) e Lei, Joyce Carol Oates, il più grande Nobel mancato per la letteratura. Tra gli altri, Lee Child e Joe R. Lansdale, due cretini a caso.
Vi chiederete se cotanta perfezione letteraria non sia finita nel mio carrello. No, perché è edito Einaudi, e si vede che gli amici di Einaudi non hanno capito che 18 sberle per un libricino relativamente breve con copertina flessibile sono un attimino tanti.

✤ L'ultimo capitolo del Ciclo di Malaussène, di Pennac.
Quando ho fatto il cambio di libri sull'ebook l'ultima volta, ci ho infilato i primi due volumi del Ciclo. So per certo che Pennac è esattamente nelle mie corde, però per qualche motivo l'ho sempre rimandato. Vedere lì l'ultimo volume, leggere la quarta, mi ha lasciato vagamente intendere che il mio cuore aveva già deciso: finisco quello che sto leggendo ora e poi passo a Pennac, arrivederci e grazie.

Black Monday vol. 1
Parliamo di fumetti. Fino a qualche tempo fa nessuno leggeva fumetti (me compresa) e chi lo faceva era uno sfigato. Oggi le chiamiamo graphic novel perché siamo diventati radical chic e le leggiamo tutti (sempre me compresa). Le case editrici si sono adeguate e pian pianino stanno tutte inserendo la loro bella collana di fumetti. Mondadori poteva forse esimersi? Ma no, quindi crea gli Oscar Ink. Ora, io credo di non aver mai dato soldi alla famiglia B. manco tramite libri, e credo continuerò su questa strada. Però, nella ovviamente ampliata sezione fumetti della Giunti, spunta questo Black Monday che cattura il mio sguardo. Innanzitutto perchè è nero, quindi l'ho preso per riflesso incondizionato. Sembra essere una storia un po' demoniaca e un po' sul potere del denaro, e non nego di esserne intrigata. Mi sa che lo cerco in inglese.

Passiamo poi alle chiacchiere generiche che non sono novità ma che faccio sempre dopo un giro in libreria:

Bompiani continua ad essere la mia casa editrice preferita. Se nessuno al mondo nel mio cuore batterà mai Salani per quanto riguarda la narrativa per ragazzi, devo riconoscere quanto Bompiani sia diventata la mia prediletta negli ultimi anni. Aldilà del catalogo che incontra il mio gusto, e che quindi è un parametro soggettivo (Jonasson, Tondelli, Faber, Vonnegut, tanto per dirne alcuni che mi fanno felice), i libri Bompiani sono gli unici al mondo a farmi rivalutare la mia scelta digitale. Sono oggetti splendidi, di qualità altissima, con delle copertine che ogni volta sono un incanto. Si, gli Adelphi sono eleganti come nessuno e gli Einaudi sono il paradiso del miminal lover, ma i Bompiani sono dei gioielli di carta. Ero in estasi.

Non so che piega prenderà questa rubrica, ma finchè ci sono dei libri ci sarà sempre qualcosa di cui parlare.



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