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lunedì 17 luglio 2017

XX

13:42
Le emozioni più genuine sono quelle scaturite da piccoli dettagli colti in giro per l'esistenza. È lunedì, il giorno del post dell'orrore, e avevo deciso di guardare quell'XX che stava nella mia lista Netflix da un po'.
Lo accendo, parte il primo corto (che è poi il mio preferito), la famiglia accende la tv, il film che guardano è La notte dei morti viventi. Per cinque secondi mi sono sentita presa in giro. Ma come, karma? Proprio oggi? Proprio oggi che piangiamo George Romero?
Poi ho pensato che invece è proprio così che voglio vederlo ricordato. Omaggiato, citato, mostrato negli horror di oggi che a lui devono così tanto. Diamo spazio ai giovani (e alle giovani), ma continuiamo con i nostri altari dedicati a chi ci ha reso quello che siamo.



XX è un progetto antologico composto da 4 cortometraggi horror girati da altrettante registe donne. Donne sono anche le protagoniste, ritratte sempre in mezzo agli affetti più cari. Ci sono famiglie, amici, figli, vicini di casa. Eppure, alla fine, le protagoniste si trovano sempre sole a gestire le tragedie che accadono loro.

The Box

Nel primo corto, che come vi dicevo è il mio preferito, una madre è in metro con i due figli. Il più piccolo si mette a fare due chiacchiere con l'uomo seduto accanto, che porta una grossa scatola rossa. Il bambino chiede di vederne il contenuto e, una volta accontentato, qualcosa accade. Il bambino smette di mangiare, rifiuta il cibo con calma fermezza. Nessuno sa cosa abbia visto, fino a che il bambino non ne parla con la sorella.
A me queste cose senza risposta, che non hanno bisogno di coccolare lo spettatore, a volte innervosiscono a volte piacciono. In questo caso mi è piaciuto perché, diciamocelo: nessuna risposta avrebbe saziato. King in Danse macabre parla molto bene di quanto sia giusto mostrare per non deludere le aspettative (dato che la nostra mente va sempre al peggio possibile) e secondo me Jovanka Vuckovic ci riesce benissimo.
C'è anche da dire che come io leggo il nome di Jack Ketchum mi chiudo a riccio e parto con paura preventiva, ma tant'è.

The Birthday Party

Altro episodio bellissimo. È il compleanno di Lucy e la sua mamma Mary ha organizzato per lei una festa incredibile. Niente può rovinare la festa della bambina, nemmeno l'improvvisa morte del padre.
Anche stavolta, una donna si trova a dover gestire un grosso problema familiare. Mary ha l'aggravante del dover salvare la facciata. La sua ansia materna è quasi tenera se non fosse folle e sconsiderata. L'episodio, girato da quella che credo essere la morosa di Kristen Stewart, è brillante e grottesco, mi ha colpita molto.

Don't fall

Potevano mancare gli amici in vacanza? No, infatti.
Ecco quindi quattro ragazzi in esplorazione di una zona montuosa, con tanto di panorama mozzafiato e pitture rupestri. Chiaramente non finisce bene, ma nemmeno il corto, visto che a me è sembrato insipido e facilmente dimenticabile.

Her Only Living Son

Ah, questo stupendo. Cora e il figlio diciottenne Andy hanno un rapporto travagliato. Andy la preoccupa molto, e non accetta aiuto.
Il corto della regista di Jennifer's body e del ben migliore The Invitation è dolce e intenso, con un finale straziante.

Riconosco di non essere oggettiva a causa del mio amore per gli antologici, ma insomma, questo è bellino. Se dovete scegliere un modo indiretto per salutare George, eccovelo.

sabato 19 novembre 2016

ABCs of Death 2

13:52
Sabato mattina, ferie.
Film.
Requisiti richiesti: poco impegno. 
Passa la selezione ABCs of Death 2.
Secondo cortometraggio, C is for Capital Punishment. 
Poco impegno, eh?


Ma facciamo un passo indietro (e se l'avete letto con la voce di Pif va tutto bene, sto riguardando Il Testimone e acquisisco modi di dire). 
Nel 2012 esce The ABCs of Death, un progetto interessantissimo: un unico film composto di ventisei cortometraggi, uno per ogni lettera dell'alfabeto, girati da ventisei registi diversi, per sviscerare il tema della morte. Era sicuramente un prodotto riuscito, da vedersi solo però in totale assenza di emicranie: qua ogni 4 minuti c'è da resettare il cervello e ricominciare da capo, ignari di cosa ci aspetta perché il titolo, giustamente, ve lo spiattellano alla fine del corto, quando ormai siete presumibilmente colpiti.

Il sequel è del 2014, e si apre con un paio di corti leggerini, un po' ironici, un po' grotteschi. Tu quindi ti accomodi, ti rilassi un po'. Poi arriva la lettera C, C is for Capital Punishment.
Presente la prima puntata della prima stagione di Black Mirror? Se l'avete vista ve la ricordate sicuro come l'oro. Ecco, è così, ma peggio.
Poi loro ci provano a tirarti su un po' il morale con E is for Equilibrium, un po' stralunato e un po' cazzone, ma poi arriva F is for Falling, con il quale ci viene ricordato che al mondo non esistono gioie durature. Manco il sollievo di un cortometraggio scemo dura a sufficienza.
Dopo un po' di sofferenza reale, allora, perché non ributtare lì qualche cosa bruttina per distrarre l'utenza? E quindi via con G is for Grandad, H is for Head Games e I is for Invincible. Non me ne è piaciuto manco uno, neanche a chiederglielo per cortesia. Il nonno è stato ripugnante, l'animazione non mi è piaciuta per niente e i figli che vogliono l'eredità mi hanno fatto ridere ma non nel senso in cui avrebbero voluto.
E poi, di nuovo, a interrompere il fluire di corti ben poco appassionanti, ecco arrivare J is for Jesus, dove un giovane uomo omosessuale viene rapito sotto ordine del padre da una coppia di bigotti religiosi che cercano di liberarlo dalla sua deviazione con un esorcismo. È dolce ma forte: l'amore è la sola legge, quella di dio se cortesemente vuole farsi da parte la porta è in fondo a destra, tante care cose.
E via di nuovo con altri corti poco stimolanti, alle lettere K, L, M, N. 
Alla O, O is for Ochlocracy, arrivano i nipponici amici a ricordarci che possiamo anche prendere le regole e sdoganarle un po'. In questo caso è toccato agli zombie che in seguito ad un apocalisse diventano la specie dominante e che devono fare giustizia, condannando a morte tutti quegli umani che hanno ucciso i ritornanti.
Q is for Questionnaire è una robina prevedibile e di poco conto, ma occhio agli stomaci sensibili perché da quel punto di vista non è male.
Le lettere P e R le possiamo lasciare stare perché non mi hanno colpito per niente, e se alla T troviamo il trash con buone intenzioni ma tremendi risultati (T is for Torture Porn), è la S la vera rivelazione. S is for Split vede un marito assistere per telefono ad un'aggressione alla moglie. Bellissimo, crudele e con finale interessante, e ormai sappiamo che a me per essere felice basta che sia fatto bene il finale.
Dopo un anonimo U is for Utopia, ecco l'episodio che mi ha fatto salire il sangue alla testa: V is for Vacation. Trama: moroso in vacanza con un amico che ha la faccia da genitale. Videochiama morosa ingenuamente rimasta a casa. Moroso rilassato, tranquilla amore che non abbiamo fatto niente, due birre e basta. Amico faccia di pene ruba il telefono a moroso per dimostrare a morosa ingenua che non è andata proprio così. Ci ho provato a capire come possa una sinapsi avergli fatto credere che fosse una buona idea. Questo atteggiamento da sbruffoncello di sto grandissimo cavolo mi fa vedere rosso, mi ha fatto perdere la testa.
W is for Wish è l'episodio che tutti hanno amato appassionatamente, a me ha lasciato un po' indifferente. Dopo di lui, però, sono arrivati Mary e Bustillo, il che forse in quanto a fattore dimenticabilità non ha giocato a suo favore. Avevano la lettera più tremenda dell'alfabeto, la X. Ne hanno tirato fuori X is for Xylophone. Ce lo dovevamo aspettare, perché loro sono quelli di quell' A l'interieur che non credo riguarderò presto: abbiamo solo qualche minuto? Tranquilli, ci basta.
Porcoggiuda se gli basta.
Y is for Youth vede un'adolescente fantasticare sulla morte dei terrificanti genitori, e nessuno si sente di biasimarla.
Si conclude la carrellata con un pugno nello stomaco: Z is for Zygote. Impressionante sia visivamente che psicologicamente, mi è sembrata una conclusione perfetta.

Quando ho visto il primo film tanti fattori hanno giocato in suo favore: la novità, l'originalità del progetto, la voglia dei registi di shockare e non passare inosservati in mezzo al numero di corti 'concorrenti'.
Questa volta, abituata al format, mi sono più concentrata sulla qualità dei singoli corti. Troppi, troppi che non mi sono piaciuti. Anzi, è peggio di così: mi hanno lasciata del tutto indifferente.
Quindi: se l'avete visto ne parliamo insieme volentieri, se non l'avete fatto la mia proposta è di cercarvi i singoli corti che ne valgono la pena, perché alcuni sono praticamente indimenticabili.

Certo, il mio poco impegno è andato a verze.
Buone ferie anche a voi.

E se siete collezionisti e volete comprarvi i film, qua il link:

I due film insieme per non farsi mancare niente


martedì 26 maggio 2015

Racconti dalla tomba

16:03
(1972, Freddie Francis)

Seguire i consigli che mi avete dato qualche tempo fa mi sta portando attraverso epoche, stili e paesi diversi.
Stavolta mi sono fatta guidare da Erica, la siora del Bollalmanacco, che ha parlato di questo film qui.
Erica, grazie.
Racconti dalla tomba è una di quelle scoperte bellissime che potevi farmi fare solo tu.

I racconti che danno il titolo al film sono quelli che vengono raccontati da un monaco a 5 turisti che si sono persi in una catacomba.


Partiamo da una banalissima considerazione. Io sono fin troppo giovane. Sono da sempre abituata a film patinati, con fotografie luminose, effetti speciali incredibili (e abusi di computer grafica), l'alta definizione. Certo, col tempo sto guardando sempre più film datati, ma in misura sempre minore rispetto alla quantità di film ben più recenti che recupero.
Questo mi porta ad avere un modo diverso di giudicare. E' inutile che faccia la finta intellettuale che (ahimè) non sono. Mi servono occhi più attenti per guardare e godere di pellicole così vecchiotte.
Perché un film di queso tipo mi colpisca, allora, serve qualcosa di forte, che mi aiuti a superare i miei limiti, ovvero le lacune e l'incapacità di giudicare correttamente.

Racconti dalla tomba è riuscito a farsi ammirare per quello che è. Un'adorabile film antologico, composto da 5 episodi (uno per turista, pensa un po') + la cornice, breve e intrigante, che con quell'ammiccamento in camera finale mi ha fatto partire un breve e commosso applauso.

Passiamo da un'omicida uccisa da un assassino, attraversiamo vicini di casa molesti (il mio episodio preferito), mariti fedifraghi, statuette che esaudiscono alla lettera i desideri e atterriamo in una clinica per non vedenti.
Nonostante non tutti gli episodi siano belli in ugual maniera, quello che ho adorato è l'aria che si respira. Deliziosamente grottesca, incredibilmente british.
Degno di eterna nota il contrasto tra le chiazze di sangue sul tappeto e le tradizionali canzoni natalizie nel primo episodio, All Through the House. Complessivamente non il mio preferito, primato che spetta all'episodio numero 3, Poetic Justice, ma un ottimo aperitivo per quanto segue.
Per quanto riguarda il sopracitato Poetic Justice, è un momento che vale da solo la pellicola. Crudele fino all'inverosimile. E se in qualsiasi post o articolo legato a RDT leggerete lodi appassionate a Peter Cushing, è proprio per quest episodio, in cui ci regala un personaggio dalla bontà splendente, che però non può stare in eterno a farsi torturare dal viziatello figlio di papà della casa di fronte.
Negli altri episodi si respira la stessa atmosfera, sia nel momento in cui veniamo trascinati negli incubi di un marito fedifrago (a cui ciò che capita in sorte sta BENISSIMO) e li vediamo tramutarsi in realtà, o quando, nell'episodio Wish you were here siamo indecisi se disperarci per la triste sorte della famiglia protagonista o ridere per i livelli di assurdo grottesco che si riescono a toccare. Altro mio grande preferito.


Profuma un po' di nostalgia, per quell'humor nerissimo che oggi si fatica ad usare per bene. E' materiale difficile, si fa presto a scadere nell'errore gravissimo. Eppure, qui ci muove con grazia, osando ma non scandendo mai nello squallido.
Un risultatone.

Di nuovo grazie, Erica, per avermi regalato un momento così felice nella giornata.










mercoledì 29 gennaio 2014

V/H/S

12:55
(2012, registi vari)



Io non so come uscirne da questa cosa che i found footage mi piacciono da impazzire.
Lo so che è sbagliato, avete ragione. Sto cercando di smettere, ma è difficile.
Se poi ti prende la Ti West fever con la scusa che tra 'solo' 4 mesi esce il suo nuovo film, me lo spiegate come fa una ragazza debole come me a non guardare V/H/S?
Appunto.

Episodio cornice: Tape 56, di Adam Wingard


Alcuni vandali vengono assoldati per entrare in casa di un anziano signore a recuperare una videocassetta. Sul posto scoprono che il signore è morto e iniziano a vedere alcune videocassette per trovare quella giusta.
Come 'episodio cornice' fa schifo.
Pardon, argomentiamo.
L'idea è buona e funzionale. Ci introduce l'argomento 'vhs' in modo non forzato, perchè poi i vari episodi che vedremo sono il contenuto delle varie vhs. Peccato che poi sia fatto male.
La cosa che ho detestato più d tutte, e che coinvolge anche alcuni degli episodi, è che evidentemente i registi credono di essere gli unici in grado di maneggiare macchine da presa senza tremori da Parkinson. Mi spiace, non è così. Anche le macchinette da profani possono avere movimenti abbastanza fluidi, non c'è bisogno che mi facciate venire la nausea per dare un senso di realtà.
Troppo caotico e poco chiaro, nemmeno i dialoghi sono a posto, e non penso che ci sia bisogno di spaccare la televisione per attirare l'attenzione.

Episodio 1: Amateur Night, di David Bruckner


Tre amici conoscono due ragazze in un locale e decidono di portarsele a casa. E a letto. Non finisce come speravano.
Personaggi idioti al limite dell'inumano, per un episodio che parte anche divertente, perché questi tre sono davvero davvero sfigati, e che si conclude davvero bene, in modo forse non originalissimo, ma che con la sola interpretazione della ragazza dall'aria poco lucida che vedete qui sopra riesce a essere inquietante ma anche triste e tenero, in una certa maniera.
Certo, la sua amica era di sicuro meno lucida di lei.

Episodio 2: Second Honeymoon, di Ti West


Un lui e una lei vanno in vacanza, ma pare che qualcuno li segua.
Ti hanno pagato poco, vero, Ti?
Episodio bruttino, ma tu nel 2011 avevi da fare con The Innkeepers, non avevi tempo da dedicare a questa cosa, io ti capisco, lo so.
Non fa niente.
Il mock più insensato di tutti, camera accesa SEMPRE. Per nessun motivo. Avrei apprezzato che ci fosse solo la camera del 'seguitore', per esempio, avrebbe avuto senso, forse. Visto poi come si conclude la vicenda (colpo di scena sì, ma nemmeno troppo grosso), l'ho trovato davvero inutile. Soprattutto visto che non mi dai una spiegazione UNA CHE SIA UNA.
C'erano soluzioni molto meno drastiche, mica c'era bisogno di fare tutto sto casino.
Peccato.

Episodio 3: Tuesday the 17th, di Glenn McQuaid


Quattro amici vanno in campeggio, per poi scoprire che proprio quel posto è la dimora di un assassino. Citazionista fino al plagio, ma solo per le caratteristiche iniziali.
Anche qui, videocamera inutile, sviluppo poco divertente o stimolante, un episodio che passa inosservato, non dà fastidio, sicuramente non è bello.
Per salvare il salvabile, l'assassino che non si può riprendere non è una brutta idea.
Per il resto, dimenticabilissimo.

Episodio 4: The Sick Thing That Happened To Emily When She Was Younger, di Joe Swanberg


Emily ha da qualche giorno dei fastidi. Prima un gonfiore al braccio senza apparente ragione, poi rumori sospetti in casa. Di queste preoccupazioni parla con il suo ragazzo su Skype.
PER-FET-TO.
Tutto l'episodio è visto dalle conversazioni Skype della coppia (geniale! geniale! geniale!), in un rapido crescendo di tensione fino allo shockante e amaro finale. Scritto bene, interpretato bene (Emily è adorabilmente brava, tanto complicato e tenero il personaggio quanto pacata e intelligente lei nella resa), riesce a toccare diversi argomenti in poco tempo senza risultare incasinato o esagerato.
Bello davvero, un pochinino doloroso alla fine.

10/31/98, di Radio Silence


This is Halloween, this is Halloween.
Essendo Halloween (mica cito Jack per niente, io) alcuni amici vanno in cerca di una festa, e ne trovano una.
Oddio, non proprio.
Anche questo ultimo episodio non è male, ricorda molto alcune leggende metropolitane che non vi dico perché ho lo spoiler facile di questi giorni. Devo dire che la mia concentrazione alla fine è andata scemando, quindi forse non me lo sono goduta come merita. Ho trovato alcune cose un pochino senza senso, o comunque non particolarmente chiare, ma nel complesso si gode bene, sembra un po' più ragionato di altri e questo è sicuramente un complimento.

Alla fine della fiera, V/H/S non è affatto male, se si fa una media simil-matematica una bella sufficienza se la porta a casa.
E di questi tempi è una cosa più unica che rara.




martedì 15 ottobre 2013

4bia

18:37
(2008, registi vari)


Non avrei mai conosciuto questo film se non fosse per un video di Yotobi, che manco vi dico chi è perché lo conoscete tutti quanti. Il video, comunque, è questo:



Insomma, vedo lui molto entusiasta, pare che questo sia un ottimo film quindi lo spunto dalla lista e premo play.
Prima osservazione: in quanto film a episodi, è molto più tranquillo da vedere di un film 'normale', se ne raccomanda la visione in giorni in cui magari siete un po' presi male, non avete voglia di impegnarvi con un filmone atomico, prendete questo che tanto non c'è bisogno di concentrarsi.
(A differenza di quel maledetto di The ABC's of death di cui magari vi parlerò più avanti che invece richiede una concentrazione allucinante per non perdersi tra i vari corti.)
 Seconda osservazione: i quattro episodi ruotano intornoal tema dei morti che tornano indietro. Potrebbe essere interessante vedere un solo tema sviscerato in quattro modi diversi.

Felicità.Il primo episodio ci fa conoscere una giovane che, a causa di una gamba rotta (da 3 MESI. 3 mesi di gesso. CHEDUEBALLE) è segregata in casa. Non vede nessuno, e quando un ragazzo le scrive un messaggio per conoscerla, lei ne è solo che contenta, almeno non rischia di dimenticarsi la sua lingua. Che poi lui sia morto è una cosa assolutamente irrilevante ai fini della storia.
Cosa positivissima: non si spiccica una parola per tutti i 20 minuti. Interessante come idea, si comunica solo virtualmente, se poi ci sia dietro una specie di denuncia sociale sulla scarsità di comunicazione dei giovani io non lo so, ma è probabile.
Cosa negativissima: Quel sangue finto lì fa schifo. Molto. (E intendo che è fatto male, non che faccia impressione per il suo realismo.)  E anche la parte della ricerca del tipo online. Ok che non capivo una cippa dato l'alfabeto thai, ma è proprio una scena stupida.
Complessivamente: Ottima l'idea, mediocre la resa. Si poteva fare meglio, rimandato a settembre.



Occhio per occhio.
Ragazzi, questo è FAN-TA-STI-CO.
Che ridere.
Bulli cattivissimi con ragazze inconsistenti al seguito vs fantasma di ragazzo che hanno fatto fuori che ha scagliato contro di loro una maledizione che li fa morire uno dopo l'altro come in Final Destination.
Cosa positivissima: fa ridere. Nel senso che è talmente orrendo che fa ridere. Ma almeno fa ridere. E il finale non è male.
CosE negativissimE: i dialoghi. Le riprese. L'impostazione della vicenda. I personaggi. (Per carità, in venti minuti si può approfondire poco e niente, ma questo è proprio terrificante). Ma più di tutto, sopra ogni altra cosa, quello che veramente rende questo film quello che è, cioè cacca, è la CGI. Io non voglio rovinarvi la sorpresa. Fatemi un favore. Cercatelo, guardatelo, e venite qui a riportarmi fedelmente le vostre prime impressioni. Vi anticipo un'immagine che è NULLA in confronto a quello che i vostri occhi saranno costretti a subire:





Complessivamente: Uno scempio.

Quello in mezzo
Quattro amici in campeggio, uno casca nelle rapide, non torna più su, loro tornano come se niente fosse alla loro tenda poi lui torna, ma non è più molto in sè. E c'ha anche ragione ad essere arrabbiato, che amici demmerda.
Cosa positivissima: La maglietta di Et che uno dei garzoni indossa all'inizio.
Cosa negativa: L'episodio non funziona. Per niente. I ragazzi non recitano bene nemmeno per un secondo, non c'è atmosfera, non c'è tensione, non ci sono reazioni credibili. E poi citano film alla stracavolo e dicono un po' di cagate, come la seguente:
A: 'Ah, come ne Il sesto senso dove si parla di morti che non sanno di esserlo.'
B: 'Stronzo, mi hai detto il finale!'
Glielo diciamo insieme che quello non è il finale?
Complessivamente: Troppo noioso, troppo inconsistente, forse l'episodio peggiore, almeno il secondo faceva ridere.






Volo 224
 Si conclude il film con la storia di Pim, hostess selezionata per accompagnare il volo della principessa Sofia. Quando la principessa muore, però, lei sarà indagata. Prima, però, bisogna riportare indietro la salma. . .
Cosa positiva: rispetto ai precedenti, questo è un capolavoro. In generale funziona, lo spazio limitato è angusto e isolato, i personaggi si rivelano abbastanza interessanti, ma soprattutto mancano i terrificanti effetti speciali che rendevano i film precedenti tanto terribili.
Cosa negativa: non si è ben capita e sviscerata la questione del 'tradimento', ma immagino sia stata una scelta dovuta alle limitazioni temporali.
Complessivamente: un buon episodio, sicuramente il migliore del film.


4bia quindi si rivela un progetto interessante e curioso, ma solo dal punto di vista teorico.
In pratica è un filmaccio.



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